Revisori e sindaci in ritardo nell’adozione del manuale. Dal 1° gennaio 2025 è entrato in vigore l’obbligo per tutti i soggetti incaricati della revisione iscritti all’elenco dei revisori legali di dotarsi di un manuale di qualità conforme al principio ISQM 1 Italia.
Si tratta di un passaggio fondamentale: l’adozione di un sistema di gestione della qualità diventa requisito indispensabile per l’esercizio della funzione di revisione.
E’ utile ricordare che l’ISQM 1 (International Standard on Quality Management 1) è lo standard internazionale che disciplina il sistema di gestione della qualità negli incarichi di revisione legale e di assurance, che è stato tradotto, geolocalizzato e adottato dal Ragioniere Generale dello Stato.
Si fonda su un approccio risk based, che richiede alle società di revisione e ai revisori individuali di identificare, valutare e gestire i rischi che potrebbero compromettere la qualità degli incarichi, a livello dell’intera organizzazione.
Lo standard prevede otto componenti essenziali, che devono trovare adeguata declinazione nel manuale di qualità di ciascun revisore:
- Processo di valutazione dei rischi – identificare e analizzare i rischi di qualità.
- Governance e leadership – responsabilità chiare e cultura orientata alla qualità.
- Rilevanti requisiti etici – in particolare indipendenza e integrità.
- Accettazione e mantenimento degli incarichi – valutazione preventiva di rischi e competenze.
- Risorse – gestione di personale, competenze, tempo e strumenti tecnologici.
- Esecuzione degli incarichi – procedure e metodologie coerenti con gli obiettivi di qualità.
- Informazione e comunicazione – sistemi di reporting interni ed esterni.
- Monitoraggio e correzione – verifiche periodiche e azioni correttive per garantire il miglioramento continuo.
Dalla mia prospettiva di consulente di direzione specializzato negli studi professionali, oltre che di commercialista e revisore legale, percepisco un ritardo generalizzato nell’adozione del principio. Si tratta di una rilevazione che certamente non ha valenza statistica ma che si basa sul contatto quotidiano con professionisti, studi di commercialisti e collegi sindacali. Dal mio piccolo osservatorio privilegiato mi sento di affermare che, a pochi mesi dall’entrata in vigore, molti soggetti non hanno ancora completato il percorso di implementazione di un sistema qualità conforme a ISQM 1.
Le ragioni di questa lentezza non sono difficili da individuare:
- Mancanza di tempo: adeguarsi è impegnativo e certamente i primi mesi dell’anno sono quelli più ingombri per un revisore legale
- Complessità del principio: ISQM 1 richiede la costruzione di un sistema di qualità completo e articolato, con logiche di risk assessment e monitoraggio continuo che rappresentano un salto di livello rispetto agli standard precedenti. Si tratta in buona sostanza di munirsi di un sistema organizzativo molto simile a quello proposto dalla ISO 9001: 2015, seppure limitatamente agli incarichi di revisione legale.
- Ridotta presenza di linee guida: a differenza di quanto accaduto con lo standard precedente, il CNDCEC non ha ancora prodotto un set di indicazioni esaustive, lasciando i professionisti in una zona grigia di interpretazioni. Sono disponibili diversi documenti predisposti da IFAC ma sono redatti in lingua inglese.
- Limitata produzione di documenti di prassi in lingua italiana: ad oggi, fatta eccezione per la presa di posizione dell’AIDC Milano in un recente position paper (AIDC LAB Focus -Documento N. 5/2025), mancano riferimenti ufficiali e condivisi che possano guidare società di revisione e studi professionali.
Il tema è ancora più delicato per le piccole società di revisione, i revisori individuali e i sindaci incaricati della revisione, che spesso non dispongono di strutture organizzative adeguate ad affrontare con le proprie forze il lavoro iniziale di redazione del manuale. In questi contesti, predisporre un modello di manuale qualità conforme e scalabile adatto a tutti si è rivelato particolarmente sfidante.
Posso confermare, per esperienza diretta, che la costruzione di un modello “su misura” per realtà di dimensioni ridotte ha richiesto un intenso lavoro di ricerca e sintesi della migliore letteratura internazionale. Il risultato, arrivato dopo mesi di prove, errori e confronti è un documento che cerca di bilanciare rigore metodologico e praticità, evitando di replicare schemi troppo complessi che non sarebbero sostenibili per il piccolo revisore. Allo stesso tempo i richiami del D.Lgs. 39/2010 impediscono di adottare scorciatoie: serve un documento completo e autorevole.
La consapevolezza che da gennaio 2026 ci sarà la consueta impennata di lavoro dovuta alla ripresa delle attività di “final” impone a tutti i soggetti incaricati della revisione una presa di coscienza: il tempo per rimandare è finito. È necessario che revisori e sindaci incaricati si attivino al più presto, cercando supporto ove necessario, per evitare di trovarsi inadempienti di fronte a un obbligo che non ammette deroghe.
E conviene approfittarne. L’ISQM 1 rappresenta infatti un’opportunità di migliorare la qualità e l’affidabilità dei processi di revisione: interpretarlo solo come un vincolo burocratico sarebbe un errore strategico. Il manuale potrà essere così ampliato a ricomprendere anche l’evidenza della conformità al principio di revisione ISA ITALIA 220 e al principio di qualità ISQM2 ITALIA ove applicabile.
A cura di Michele D’Agnolo, founder di Intuitus Consulting


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